La mamma
Per lunghi mesi, e non certo senz’affanni, essa ti portò.
In quella stellata notte, con speranza e sospiri, fino all’aurora t’aspettò.
Lì giaceva con lo sguardo smarrito, con il viso sfinito e sbianchito, tal che un fiore dal sole appassito.
In un suo ultimo stento, un grido nel suo pianto soffocò, e la tua vita a luce portò.
Per un istante il suo sguardo t’accarezzò e il suo viso di pianto, in un dolce sorriso si mutò.
Antonangeli Liugi. |